Due anni in Albania: ecco cos’è cambiato

Ormai sono passati 2 anni dalla prima volta che ho visto Korça. Tra qualche mese l’esperienza albanese finirà. Cosa e’ cambiato da quel lontano 26 gennaio 2002?

Intanto è aumentato il numero dei palazzi. La città è piena di cantieri. Tonnellate

cemento invadono la nostra visuale sulle splendide montagne circostanti. Nasceranno 2 centri commerciali e vari condomini a 10 piani. Destinati a chi, nessuno lo sa; scherzando, si dice che gli appartamenti saranno abitati dalle famiglie che lasciano i villaggi. Altre voci dicono che questa edilizia serve solo per riciclare denaro sporco...Luce e acqua. Decisamente migliorate.

La ditta italiana che aveva in subappalto la costruzione della rete idrica urbana, su finanziamento tedesco, ha fatto un buon lavoro, lasciandosi una scia di ire e lamentele per i danni alle strade. Ormai fare la doccia a qualsiasi ora della giornata non è solo più un desiderio! Le tre o quattro ore senza elettricità al mattino sono nulla rispetto all’intera giornata di un paio di anni fa.

 

Le elezioni. Si sono concluse senza gravi problemi. L’affluenza è stata piuttosto bassa, circa il 52 % (appena (sufficiente per convalidarle!). La campagna elettorale è stata dominata dai leader nazionali, con i candidati in periferia a recitare programmi e idee che altri avevano scritto per loro. L’unica nota di colore (e non solo in senso figurato) sono stati i cartelloni variopinti e gli spettacoli teatrali di Edi Rama, sindaco di Tirana ricandidatosi con una coalizione socialista socialdemocratica. Il pezzo forte della campagna (in senso musicale) è stata una canzoncina, cantata con il più noto gruppo rap del paese e della quale tutti conoscono il ritornello. A Korça il candidato del Partito Democratico, ex giocatore di pallacanestro, contro le aspettative ha battuto l’attuale sindaco socialista. Unione Europea. Nella più rosea delle speranze, tra dieci anni, se ne potrebbe parlare seriamente. L’amministrazione della giustizia e le infrastrutture risultano essere i punti più deboli. Per il momento, rimane un miraggio sempre più simile a “Lamerica” descritta dal film di Gianni Amelio e non come un luogo in cui convivere nella differenza. Il progetto. Il nostro lavoro. Alcuni centri di salute riabilitati. Tante mattine (per essere più precisi, anche un po’ prima del mattino!) a parlare con la gente nei villaggi. Migliaia di kilometri di strade sterrate. Ore di spiegazioni e discussioni. Un’associazione per il microcredito. La speranza che non vada sprecato. La speranza che sia cambiato qualcosa. . . Sfortunatamente, tra le cose che non sono cambiate, ci sono il freddo . . . e il riscaldamento, che continua a non esserci!

Roberto Foco

 


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