Quelli del sorriso

ALESSANDRIA - Compie vent’anni ‘Regala un sorriso’, ossia il coordinamento delle varie associazioni di volontariato della nostra città.

Vent’anni di attività, vent’anni di attenzione verso gli altri, vent’anni di crescita, con le associazioni che, da sette che erano, sono arrivate a una settantina. Tutto ebbe origine con «un gruppo di ragazzi che aveva dato vita a una piccola iniziativa di volontariato denominata Gav», come ricorda Pier Giuseppe Alvigini, sull’Arcobaleno del volontario, il periodico delle associazioni. Ci si ritrovava alla sede del Coordinamento interquartieri, in via Venezia 7. E, allora, si decise il coordinamento delle sette associazioni pioniere. Nacque Regala un sorriso, si sviluppò Aprova (Associazione per la promozione del volontariato alessandrino), che, a sua volta, generò la Bottega della solidarietà e la Bottega del fanciullo. Ne è passato di tempo, ma i protagonisti sono più o meno gli stessi, da Alvigini a Ezio Gho, all’epoca presidente del quartiere Centro e ora responsabile di Aprova, a Sebastiano Maccanti, uno dei fondatori di Regala un sorriso, che adesso si occupa della gestione del Teatro Parvum di via Mazzini, punto di riferimento di molte iniziative. Ma sono parecchi coloro i quali si identificano nelle ‘labbra rosse’, storico simbolo di Regala un sorriso. E gente che si dà da fare, che opera con abnegazione, che è pronta sempre a tendere la mano.

E che non ha voglia di smettere, visto il pullulare di iniziative. Il calendario, per l’immediato futuro, prevede l’apertura di un salone da destinare ai giovani: sorgerà nei locali adiacenti il Teatro Parvum, dove c’era la vecchia stamperia dell’Ospedale. «E un’opera costosa» ricorda Maccanti, che si concretizza grazie all’aiuto delle banche e al denaro raccolto attraverso manifestazioni e lotterie. Un passo alla volta, dunque, per ottenere grandi risultati. Cosicché Alvigini, sul giornalino, può scrivere tranquillamente di tre conquiste: «La prima: l’aver individuato alcune esigenze diffuse (anziani, affido famigliare, disabili, donazioni, tumori, giovani, poveri, famiglia); la seconda: aver capito l’opportunità dei coordinamenti; la terza: avere impostato una corretta e sistematica collaborazione tra volontariato ed enti locali e tra volontariato e istituzioni preposte».

Vent’ anni fa si partì in sette, senza ben capire quali traguardi sarebbero stati raggiunti.

Ora, nel 2003, c’è la consapevolezza di avere fatto molte cose. E di sorrisi ne sono stati regalati per così.

M.B.

 


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