Aido, una presenza significativa e una storia fatta di progressi

ACQUI TERME - All’inizio degli anni Settanta, il trapianto di organi, anche se ancora limitato al rene ed alla cornea, ha cominciato anche in Italia a delinearsi come un vero e proprio mezzo terapeutico.

A quell’epoca, alcuni cittadini di Bergamo che avevano intuito la potenzialità dei trapianti, ma anche gli ostacoli che questa avrebbe incontrato nel nostro paese, diedero vita il 14 novembre 1971 alla Dob, L’Associazione donatori organi di Bergamo.

L’iniziativa destò molto interesse, determinando centinaia di adesioni da numerose regioni italiane il che spinse I promotori a trasformare la Dob nella Associazione Italiana Donatori Organi (Aido).

Nella città termale, in particolare l’Aido opera da oltre un decennio con numerose iniziative volte a promuovere il rafforzamento della solidarietà umana;

sollecitare la coscienza dei cittadini sulla necessità della donazione dl parti del proprio corpo, dopo la morte per i trapianti ed innesti terapeutici. L’attività dell’Aido acquese, presieduta da Anna Berta, non si limita alla raccolta delle adesioni: questo ne è soltanto un aspetto; essa è preceduta, accompagnata e seguita da un ventaglio di iniziative che comprendono interventi di informazione sanitaria e di educazione civica. Un posto di rilievo spetta alla presenza nelle scuole dell’Acquese, di concerto con ì due circoli didattici della zona e con ‘MI 22, poiché inducendo i ragazzi a riflettere serenamente sul problema dei trapianti e sul profondo significato umano e civile del consenso al prelievo di organi si contribuisce concretamente al superamento delle paure, quasi sempre irrazionali, con cui abitualmente ci si scontra. La possibilità di prolungare la vita odi ridare salute o giovinezza attraverso la sostituzione di organi o tessuti malati con organi e tessuti sani, prelevati da soggetti appartenenti alla stessa specie o a specie differenti ha stimolato la fantasia popolare da sempre. Se ne trova traccia nella mitologia, in numerose leggende e in rappresentazioni artistiche.

La storia. La nascita dei trapianti viene fissata dalla tradizione nei III secolo dC., quando i santi Cosma e Damiano compirono il miracolo di sostituire la gamba dei loro sacrestano, andata in cancrena, con quella di un uomo deceduto poco prima. La storia scientifica dei trapianti d’organo, invece, ha inizio nel 1902, quando un chirurgo di nome Alexis Carrei mise a punto la tecnica per congiungere due vasi sanguigni. Utilizzando questa tecnica furono eseguiti i primi trapianti di cuore e di rene su animali. Il primo ostacolo che questi pionieri dovettero affrontare fu il rigetto: l’organismo ospite rifiutava i tessuti e gli or9ani estranei. Negli anni Cinquanta, i risultati del dottor Peter Medawa dportarono l'équipe del professor Murray ad eseguire il primo trapianto di rene fra gemelli identici, Negli anni successivi furono eseguiti un gran numero di trapianti da donatore vivente, soprattutto negli Stati Uniti, con risultati soddisfacenti. Nel frattempo si erano compiuti esperimenti di trapianto di reni da soggetti appena morti: il cosiddetto trapianto da donatore cadavere. Nel 1965 si raggiunse la certezza che questo tipo di intervento era possibile e centri di trapianto renale si aprirono in tutto il mondo. Da allora questi interventi furono effettuati in numero sempre maggiore e con sempre migliori risultati, fino a diventare operazioni di routine. Nei 1963 furono eseguiti il primo trapianto di fegato da Starzl e il primo al polmone dal professor Hardy. Nei 1966 Kelly e Litlehei eseguirono il primo trapianto di pancreas e nel 1967 Barnard il primo cuore. I successi ottenuti in questi campi hanno generato grande entusiasmo e grandi speranze sulle potenzialità del trapianto. L’unico rischio reale resta ancora quello del ri9etto, cioè del complesso di reazioni biologiche con cui l’organismo tende a rifiutare l’organo trapiantato. La sezione acquose è situata in via Casagrande 9, dietro le Poste.

M.Garb.

 


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