La testimonianza di un ragazzo impegnato in una missione umanitaria davvero ‘speciale’

Foco: ‘Vi racconto la mia Albania’

Gzuar! Gzuar! Dopo quasi un anno dal mio arrivo in Albania e ho finalmente bevuto il mio primo raki! E allora ci si guarda negli occhi (perché se no porta sfortuna) e Gzuar! Gzuar . . . e dasman!! Rigorosamente: Dasman! (auguri per il matrimonio!). Perché se non ti sposi, non sei nessuno e te lo porti addosso come un segno evidente delle tue incapacità e devi aspettarti che prima o poi te le rinfaccino tutte. Ma non è ancora finito e di nuovo Gzuar! Gzuar! Suxess e punes! Successo nel lavoro! Che è poi il motivo per cui sono qui; quindi, rispondo con lo stesso augurio: Suxess e punes! Sarà meglio per tutti. Tra un brindisi e l’altro, è tempo di resoconti, di tirare le somme di questa esperienza.

Da cosa cominciare? Dal lavoro? Dai rapporti personali? Dall’Albania, “questa sconosciuta”, come ha scritto qualcuno? Già, perchè qui si intreccia tutto misteriosamente in un’esperienza piena, stimolante e a volte difficile.

Ma qualcuno si domanderà cosa sto facendo in Albania? (in leggera controtendenza rispetto ai tempi che corrono...) Sto lavorando in un progetto di sviluppo in collaborazione con la Regione di Korce per potenziare i servizi erogati da questa stessa istituzione (nell’assistenza sanitaria di base e in quella agricola e zootecnica) alla popolazione dell’area montana.

Questa istituzione garantisce stabilità e continuità da un lato, ma comporta anche una pesante burocrazia (retaggio del passato e della centralità istituzionale comunista). Sono venuto qui carico di aspettative. Erroneamente pensavo che bastasse esserci per diventare un bravo operatore della cooperazione; non è stato così!f3isogna essere preparati professionalmente e umanamente.

Ho dovuto fare i conti con la mia inesperienza, con la diffidenza della gente; ho dovuto scontrarmi con la lentezza burocratica (albanese e della cooperazione italiana) . .. . e con quella delle nostre Lada (alla faccia dei Defender che hanno sfilato in un servizio televisivo).

Il rapporto con il partner locale è un delicato equilibrio tra le loro aspettative e desideri, le nostre di aspettative, le reali necessità e i veri bisogni. La precarietà di questo equilibrio è spesso causa di disagio e frustrazione.

Quello che cerchiamo di fare quotidianamente è creare un rapporto che permetta di collaborare per un fine comune, ognuno con le proprie competenze, conoscenze, aspettative. Purtroppo spesso ho la sensazione contraria e faccio fatica a conquistare la fiducia delle persone che incontro. Ho imparato (dovuto imparare) a trasformare le difficoltà e gli errori in occasioni di crescita professionale e personale.

Nonostante le difficoltà, sono molto contento di questa scelta, delle persone che ho incontrato, delle cose che ho visto.

Ancora una volta ho avuto la conferma che le cose non i muovono parlando (o filosofeggiando) dei macrosistemi del mondo, ma vivendo nei microsistemi della vita.

Roberto Foco

 


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