Intervista al vescovo:”Il volontariato ha un ruolo importante, non solo se cura gli effetti”

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Monsignor Fernando Charrier guarda con occhio attento al mondo dei volontari. Che giudica un pilastro importante della nostra società, specialmente in un’epoca come questa, tormentata da una crisi economica, per ora senza sbocchi, destinata a infierire sul tasso di povertà, decisamente in aumento.

 

Eccellenza, come giudica la relazione tra Alessandria e il mondo del volontariato, alla vigilia di una festa che vede coinvolte decine di associazioni.

«Tengo spesso conferenze, in giro per l’Italia, e in molte occasioni mi trovo a parlare del volontariato. Ebbene, con fierezza porto sempre Alessandria come esempio di città dinamica, con molte associazioni che si danno da fare. Altrove non c’è un impegno simile. E mi rallegro perché parecchie di queste associazioni sono riunite sotto un’unica etichetta, quella di ‘Regala un sorriso’, che sul piano delle capacità e dell’organizzazione svolge davvero un ruolo meritorio. Credo sia un fiore all’occhiello per la città. E poi di Alessandria mi piace questa libertà di adesione:

non importa se c’è un volontariato laico o un volontariato cattolico: l’importante è che si sia gente che si rimbocca le maniche.

 

E’ sufficiente il volontariato come lo si fa abitualmente?

«E lodevole, ma io credo che il volontariato debba essere più incisivo nella società. Attualmente si limita, di norma, a guardare agli effetti di una cultura che crea immaginazione. Ma io penso che il volontariato passa e debba andare alla cause. Perché ha una valenza politica importante. Non tutte le difficoltà dipendono dall’uomo, però una larga parte viene creata dalla nostra società, io credo che i volontari debbano andare alla ricerca della cause, intervenendo, stimolando le istituzioni, il mondo politico ed economico. Basti pensare che con quello che, a livello planetario, si spende per gli armamenti, si potrebbe vincere la fame nel mondo. io cito sempre la parabola del Buon Samaritano, che cura un uomo aggredito dai ladroni. Penso che i ‘buoni samaritani’ siamo utili, ma che sia necessario ridurre il numero dei ladroni».

 

Però, a curare gli effetti si ha più soddisfazione...

«Lo so: la ricerca delle cause è meno appagante, ma va fatta, non soltanto con azioni di protesta, che servono da pungolo ma non sono bastevoli. La partecipazione è fondamentale, così come è opportuno che la gente impari a essere protagonista di gesti importanti».

 

Come si fa a convincere una persona a fare volontariato?

«Il volontariato non è una cosa che si fa o che non si fa. E un dovere dell’uomo in sé, non è né un valore laico, né un valore esclusivamente cattolico.

È qualcosa che appartiene all’essere uomo, che deve solidarizzare coi suoi simili. Ognuno deve fare volontariato, secondo le proprie capacità e il tempo che ha a disposizione. C’è gente molto impegnata che però, da anni ormai, dedica un’ora della propria giornata a servire chi ha bisogno. Questo è da apprezzare».

 

Quali sono le esigenze della società di oggi?

«E un tipo di società che crea emarginazione. La povertà sta aumentando sensibilmente, in tutto il mondo. C’è una crisi economica planetaria, tangibile anche da noi. Penso alla crisi della Fiat, un’azienda che produceva grande ricchezza anche per l’indotto. Non so se la Fiat saprà risollevarsi; di certo non ci sono buone prospettive. E poi credo che ci siano altre iniziative che possono diventare importanti. La sanità, bersagliata da tagli e razionalizzazione, non può arrivare a tutto. Ebbene, un rimedio potrebbe essere costituito da un volontariato operativo negli ospedali, per alcuni tipi di servizi, come ad esempio  l'assistenza notturna ai malati. E poi, visto che siamo sempre costretti a confrontarci con leggi complicate, vedrei bene un volontario che aiuti a superare gli ostacoli posti dalla burocrazia. i patronati sono molto attivi, ma credo che si possa fare di più. Pensate al tempo che si risparmierebbe. E il tempo, ormai, è un bene prezioso».

Massimo Brusasco

 


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